L’idea di Brad Dorrance è quella di aiutare chi, come lui, ha sviluppato una dipendenza dai videogames tale da compromettere addirittura la propria esistenza.
Il metodo attraverso il quale Dorrance cerca di rendere utile la propria esperienza trova luogo in Canada, nella prima clinica al mondo aperta proprio per accogliere chi non può più fare a meno di joypad e console.
Lo stesso paese che nei giorni scorsi ha fatto parlare di sé in tutto il mondo a causa della scomparsa del 15enne Brandon Crisp, allontanatosi da casa dopo che i genitori gli avevano vietato di avvicinarsi alla propria Xbox 360, con la quale trascorreva ormai gran parte della giornata giocando a Call of Duty 4: Modern Warfare: il suo corpo senza vita, è stato poi, purtroppo, rinvenuto in un campo a nord della città di Barrie, vicino Toronto.
Tornando alla clinica in questione, aperta in collaborazione con la On-Line Gamers Anonymous (associazione che da anni si occupa proprio di questo tipo di recuperi), siamo sicuri che l’iniziativa non mancherà di far parlare di sé.
Davvero la dipendenza da videogames può essere equiparata a quella che normalmente un essere umano può sviluppare nei confronti di alcune sostanze come alcool, fumo o droghe e davvero la soluzione migliore è quella di trattarla allo stesso modo?
Siamo di fronte ad un nuovo allarme in grado di offrire un nuovo appiglio a tutti coloro che fino ad oggi si sono sempre battuti contro l’industria videoludica cavalcando la sola polemica della presunta istigazione alla violenza, oppure il sempre maggiore coinvolgimento offerto dai giochi di ultima generazione rappresenta un pericolo concreto?
da:onegames
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