Lavori scientifici con dati falsificati che hanno fruttato finanziamenti per più di 2 milioni di euro. Con questa accusa è stato arrestato il responsabile dell’Unità di ricerca della clinica di gastroenterologia dell’Università di Perugia, Stefano Fiorucci, 52 anni, mentre un medico ospedaliero e tre biologi sono stati deferiti. Per il professore l’accusa è di peculato e truffa. Deve inoltre rispondere per aver svolto attività di consulenza come direttore scientifico in una società farmaceutiche senza autorizzazione e per la quali ha conseguito indebitamente – sempre in base alla versione accusatoria – assegni aggiuntivi con danno per l’amministrazione. L’operazione che ha portato i Nas di Perugia all’arresto è stata denominata “Ricercopoli”.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip del tribunale di Perugia Claudia Mattini su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Sergio Sottani. L’indagine è partita dal 2000 e ha preso in esame diversi lavori, nella maggior parte dei quali il medico universitario risultava come “corresponding author”, finanziati dal ministero dell’Università attraverso i Prin (Programmi di ricerca di interesse nazionale), dal fondo Europeo e cofinanziati da una società farmaceutiche, per una cifra complessiva di oltre due milioni di euro.
A far scattare i sospetti è stata una di queste pubblicazioni «incriminata» – hanno accertato gli investigatori – da una rivista scientifica e nel 2006 fatta ritirare per cattivo comportamento scientifico motivato dalla manipolazione di dati di laboratorio. Nel corso delle indagini è stata accertata la presunta non veridicità di alcuni lavori scientifici, perché anch’essi con dati di laboratorio ritenuti manipolati, ovvero «gel immagini» oggetto di operazioni di duplicazione elettronica o di fotomontaggio.
L’inchiesta ha portato anche al deferimento di un medico ospedaliero e di tre biologi a contratto per il concorso nella realizzazione dei lavori scientifici. I quattro sono stati indagati anche per il contributo prestato nella produzione di finti originali per la commissione universitaria, istituita per la verifica delle pubblicazioni. Nel corso dell’operazione sono state eseguite sei perquisizioni locali che hanno interessato oltre a Stefano Fiorucci anche un medico dipendente dell’Azienda ospedaliera, due biologi a contratto, due laboratori dell’Unità di ricerca dell’Università di Perugia e lo studio dello stesso professore. Sequestrati molti documenti, numerosi supporti informatici comprese le pen drive, computer e notebooks con i lavori scientifici. Materiale ritenuto dagli investigatori utile per la prosecuzione delle indagini.
Il professore: nessuna falsificazione Ha escluso qualsiasi fotomontaggio o manipolazione, annunciando tutti i chiarimenti possibili. Il professor Fiorucci sarà ascoltato sabato mattina dal gip per l’interrogatorio di garanzia e poi dal pubblico ministero, il suo difensore, l’avvocato Stefano Bagianti spiega che il suo assistito nega di aver sottratto denaro pubblico. «I fondi provenivano infatti – ha sostenuto – solo da aziende private. Finivano poi al dipartimento per il quale il mio assistito lavora. Fiorucci non si è messo un soldo in tasca come emerge anche dagli accertamenti svolti dagli stessi carabinieri che hanno esaminato a fondo suoi conti correnti».
da:messagero.it








