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  • Arriva l’influenza A Dobbiamo avere paura?

    di UMBERTO VERONESI

    La pioggia di dati sull’influenza da virus H1N1, la Nuova A, che ogni giorno ci invade ormai da molti mesi è sacrosanta, ma rischia di non rispondere alla domanda della gente, che invece è una sola: dobbiamo avere paura oppure o no? Siamo di fronte ad una pandemia mortale, una peste del ventunesimo secolo, o si tratta di un’altra influenza dal nome e l’origine più fantasiosi? Io penso che il panico è da escludere, la prudenza no. Tutti i virus influenzali, quelli che definiamo “stagionali”, causano una lieve mortalità, in media intorno all’1 per mille dei contagiati. Al momento questo nuovo virus non sembra discostarsi sostanzialmente da questa percentuale, anche se dobbiamo tenere conto che, in caso di dati mondiali, i numeri relativi ai contagi sono di difficile interpretazione, perché in molti Paesi, con strutture sanitarie meno avanzate, numerosi casi non vengono identificati e neppure segnalati.

    In Italia, dove il sistema si è mosso con indubbia efficienza come nel resto d’Europa, si riportano fino ad oggi fra i 1.600 e i 1.800 contagi e nessun decesso. Siamo quindi in linea con una normale influenza, che però ha, per il resto, caratteristiche nuove. Ciò che possiamo infatti dedurre con ragionevole certezza dai dati internazionali sono il tipo di virus e le sue tendenze di diffusione.

    Prima di tutto va precisato che le notizie dall’emisfero australe, che sta aprendo la stagione influenzale con il “doppio virus” (quello stagionale e la nuova A) sono rassicuranti perché il virus ad oggi non è mutato, cioè nel moltiplicarsi non è diventato più pericoloso per la salute rispetto all’esordio. La malattia ha mostrato due caratteristiche: una grande velocità di contagio e una “predilezione” per i più giovani, tratto che la rende peculiare rispetto alle altre forme e che ha messo in speciale allarme i pediatri. Va detto anche che non appare fra le sue caratteristiche la gravità: la regola è la guarigione, non le complicanze e tantomeno la morte. Alvaro Ulribe, presidente della Colombia, ha appena annunciato, senza problemi di “immagine”, di essere stato contagiato e lo staff si è dichiarato per nulla preoccupato perché la malattia è stata da subito sotto controllo. Si è ammalato anche Raffael Correa, presidente dell’Ecuador, ed già è guarito Oscar Arisa Sanchez, presidente del Costarica. Del resto la terapia è disponibile, per tutti: si tratta di antivirali già presenti sul mercato. Che fare però per evitare di ammalarsi? Il periodo di diffusione durerà molti mesi e dunque mi sembra inutile spostare l’inizio della scuola, come è stato proposto in Italia, perché significherebbe perdere l’anno scolastico. Così come non appare pensabile rimandare i viaggi all’estero perché i flussi di spostamento della popolazione, soprattutto i giovani, da un Paese all’altro ormai sono continui e inarrestabili. Non serve quindi stravolgere le proprie abitudini di vita e farsi ossessionare dall’incubo del contagio.

    È più utile prestare attenzione particolare ai sintomi tipici influenzali e segnalarli subito al proprio medico, oltre che seguire le norme igieniche preventive che si applicano a tutti i contagi. Penso che in realtà dobbiamo tutti abituarci gradualmente all’idea che paradossalmente sulla diffusione dei nuovi virus il mondo moderno appare più fragile del mondo antico.

    Nell’era della globalizzazione, come accennavo, non ci sono più, a farci da barriera, gli oceani e le grandi distanze via terra. E anche il concetto di “cordone sanitario” si è di conseguenza, indebolito: l’allarme si diffonde più tardi rispetto alla velocità dei viaggi e il gran numero di viaggiatori nel mondo. Esiste, dall’altra parte, un “sistema di salvataggio” (controlli, terapie, vaccini) più efficiente, che rischia di incepparsi, però, se la popolazione non segue razionalmente le raccomandazione di comportamento, perdendosi nelle proprie ansie. Nel caso di un nuovo allarme di malattia, l’emotività può creare fragilità nelle strutture sanitarie e indurle ad adottare misure sproporzionate, con l’obiettivo di debellare più la paura che il virus. Questo è il rischio che possiamo e dobbiamo evitare.
    (1 settembre 2009)

    Fonte:la Repubblica

    Influenza suina: facciamo il punto

    – La notizia del ricovero, all’Ospedale San Gerardo di Monza, di un giovane in gravi condizioni in seguito a un’infezione da virus AH1N1 ha seminato di nuovo il panico tra gli italiani circa i possibili effetti della famigerata influenza suina. Ma le autorità invitano a diffidare di falsi allarmismi.

    L’evoluzione in Sindrome da Distress respiratorio, infatti, riscontrata nel ventiquattrenne, è una complicazione molto rara dell’infezione da virus AH1N1, ma anche di altre numerose infezioni virali.

    La letalità della nuova influenza inoltre, sulla base dei dati del Centro Europeo Controllo Malattie (ECDC) di Stoccolma, nei paesi dell’Unione Europea e dell’area EFTA è attualmente dello 0,21%. A livello globale, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è dello 0,98%.

    Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo la storia di questa pandemia. Ad aprile di quest’anno, si sono registrati in Messico casi di infezione nell’uomo da nuovo virus influenzale di tipo A(H1N1), mai rilevato prima nell’uomo. Il 24 aprile, l’Oms ha allertato i governi sui possibili rischi connessi alla diffusione di questa nuova influenza nell’uomo e l’11 giugno ha portato il livello a 6 su 6, dichiarando il periodo pandemico, cioè l’aumentata e prolungata trasmissione del virus nella popolazione in numerosi Paesi del mondo, ma sottolineando il carattere moderato di questa pandemia.

    Fonte: Sanihelp.it

    Influenza suina (virus influenzale H1N1 A)

    Che cos’è?
    Un nuovo ceppo di influenza, noto come “influenza suina”, ha dato origine a un focolaio epidemico che si pensa abbia avuto inizio in Messico, in America centrale. Da marzo 2009 molte persone hanno accusato sintomi simili a quelli di un’influenza in varie zone del Messico.

    Da che cosa è causata?
    Quando nel Nord America sono stati identificati nuovi casi, i ricercatori vi hanno riconosciuto un nuovo ceppo del virus influenzale H1N1, che ha mutato le proprie caratteristiche agendo quindi in modo diverso rispetto ai ceppi precedenti. L’efficacia dei vaccini antinfluenzali attualmente disponibili è poco probabile nei confronti del ceppo messicano, essendo esso completamente nuovo.

    Come si diffonde?
    Il virus si trasmette da persona a persona attraverso particelle infette sospese nell’aria, espulse da persone infette e inalate da altre. Alcuni soggetti che hanno visitato il Messico recentemente hanno contratto la malattia e, una volta tornati nei rispettivi paesi, l’hanno trasmessa ad altre persone.

    Chi è stato contagiato?
    Seguite la mappa dei casi di influenza suina (aggiornata quotidianamente): http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/americas/8021547.stm

    Symptoms

    Rischio di pandemia?L’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che esiste tuttora il rischio che il virus diventi pandemico.

    Come ridurre il rischio di contagio?Per ridurre il rischio di contrarre il virus, è opportuno lavarsi le mani con acqua e sapone più frequentemente del solito. Evitare inoltre di avvicinarsi a chi mostra evidenti sintomi della malattia, come tosse e febbre, e in alcuni casi può essere utile indossare una mascherina facciale.

    Da dove è venuto il virus?La ricerca dell’origine del focolaio epidemico è ancora in corso. Il governo messicano dichiara di non essere in grado di escludere la possibilità che il virus sia arrivato dall’esterno del paese.

    Fonte:European Lung Foundation

    Work in Progress

    lavori_in_corso1

    Il sito di Studenti Farmacia dopo un lungo periodo di pausa è pronto a ripartire ci scusiamo con tutti i fedeli lettori,e con grande orgoglio ho apprezzato le numerose visite mensili ricevute nonostante il sito non si aggiornasse.

    Siamo alla ricerca di Nuovi collaboratori chiunque volesse entrare a far parte della redazione di Studenti Farmacia e chiunque ha voglia di credere in questo progetto e vuole dare il suo contributo per migliorarlo può farlo contattandomi via mail: matto.m8@gmail.com

    In attesa di ripartire e di ricominciare con validi colleghi al mio fianco vi auguro una buona estate.

    installare ubuntu non è mai stato così facile

    A tutti coloro che si stanno si vogliono vorrebbero avvicinarsi a Linux e in particolar modo ad UBUNTU, ma non hanno fiducia in se stessi…consiglio di guardare questi 3 video che spiegano in pochi minuti come è semplice instalare il sistema operativo del Pinguino.

    i video sono stati realizzati dal grandissimo Stefano…per coloro che vorranno testare UBUNTU  o per chi non ne sa fare più a meno consiglio di visitare il suo sito.



    MNFL: basta con i licenziamenti nell’industria farmaceutica

    Nell’ultimo decennio le aziende non hanno fatto altro che incrementare il numero d’informatori per aumentare la pressione sulla classe medica che rappresentava “Il decisore” del fatturato. Ora sono la AUSL, i comitati etici, le commissioni dei prontuari e le istituzioni sanitarie regionali ad avere un ruolo determinante, per cui gli informatori debbono essere”scaricati”.

    Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti esprime piena solidarietà agli informatori scientifici del farmaco e in particolare ai tantissimi colleghi farmacisti che hanno perso o sono in procinto di perdere il proprio posto di lavoro grazie a politiche aziendali errate degli ultimi venti anni.

    Il farmaco è un bene pubblico così come lo è l’informazione scientifica, considerando che per legge si dovrebbe occuparsi anche di farmacovigilanza.

    Nel settore farmaceutico sta avvenendo ciò che è accaduto nel mondo industrial-finanziario ove si è creata una “bolla” speculativa perdendo di vista l’oggetto dell’attività: il farmaco e la relativa ricerca applicata.

    Tale stato di cose è particolarmente grave in Italia ove viene permesso ad aziende farmaceutiche con bilanci in positivo di utilizzare ammortizzatori sociali attraverso “crisi di comodo”, per avere il massimo profitto a scapito dei lavoratori.

    La pratica del “trasferimento di ramo d’azienda” è una pratica immorale che consente licenziamenti collettivi e permette di trarre ingenti profitti, mentre molto spesso chi acquista è una controllata (completamente o in parte) di chi vende a cui è consentito procedere alla ristrutturazione e quindi ai licenziamenti, allo stesso tempo viene chiesto allo Stato di pagare gli oneri sociali con un costo pubblico inaccettabile.

    Giustificare tali comportamenti con la scadenza dei brevetti dei farmaci è assolutamente risibile in quanto tale scadenza è nota da tempo.
    La verità è che manca totalmente una politica industriale d’ampio respiro.

    Certamente i ritardi nei pagamenti delle ASL e la crisi dei mercati americani hanno giocato la loro parte, ma l’industria farmaceutica è tra quelle che hanno realizzato negli ultimi anni i maggiori guadagni e molte di loro hanno beneficiato di denaro pubblico, Governo ed istituzioni debbono pretendere un’assunzione di responsabilità da parte delle aziende verso i lavoratori.

    Inoltre, la crisi del settore, s’inserisce nel contesto nazionale, ove l’assenza totale d’opportunità alternative rende ancora più grave il disagio degli informatori scientifici.

    Infatti, permanendo in questo Paese, uno stato di monopolio nella distribuzione del farmaco con il numero chiuso di farmacie nel territorio, non sarà data loro, come a moltissimi farmacisti, la possibilità di aprire una propria farmacia.

    Purtroppo né l’attuale Governo né Farmaindustria si possono annoverare tra coloro che difendono i pochi passi avanti in tema di liberalizzazioni del settore come ad esempio la vendita di SOP e OTC nelle parafarmacie. Questo mentre proprio le politiche di liberalizzazione e la creazione di nuove possibilità di lavoro, anche autonomo, sono una delle leve fondamentali per risolvere le crisi economiche e far ripartire quell’ascensore sociale fermo ormai da anni in Italia.

    da:newsfood

    I FARMACI POSSONO FAVORIRE IL GIOCO D’AZZARDO

     Gioco d’azzardo, shopping compulsivo, eccessi nel rapporto con il cibo e nella vita sessuale: comportamenti che hanno coinvolto persone colpite da malattia di Parkinson e che sarebbero causati dagli effetti collaterali delle terapie. I farmaci a base di dopamina, che riescono ad assicurare un buon controllo sui sintomi della malattia, sono accusati di scatenare comportamenti compulsivi nei pazienti, pazienti che vedono spiragli di cura nel trattamento con le cellule staminali. Se ne parla oggi in occasione del 31esimo convegno nazionale dell’Associazione Italiana Parkinsoniani, dove gli esperti si ritrovano per fare luce sui fatti di cronaca piu’ recenti e per informare i pazienti anche sulle nuove prospettive aperte dalle cellule staminali nel trattamento di questa malattia. La malattia di Parkinson colpisce oltre 200 mila persone nel nostro paese ed e’ una patologia molto grave che va curata agendo su piu’ fronti, tra cui il trattamento con i farmaci. Questi hanno un ruolo fondamentale perche’ aiutano i pazienti a superare la rigidita’ ed il rallentamento dei movimenti e il tremore, migliorandone la qualita’ di vita. La terapia consiste nella somministrazione di dopaminoagonisti e di un precursore della dopamina, la DOPA. Recenti fatti di cronaca hanno acceso i riflettori sugli effetti collaterali della terapia dopaminergica. “La dopamina e’ il neurotrasmettitore del movimento, ma anche del piacere e della motivazione. In pazienti predisposti – spiega Ubaldo Bonuccelli, Dipartimento di Neuroscienze Universita’ di Pisa e UO Neurologia Ospedale Versilia USL 12 Toscana – la stimolazione dopaminergica, specie quella operata dai dopaminoagonisti, scatena un disturbo del controllo degli impulsi per cui si sviluppano alcune compulsioni”. Gioco d’azzardo, shopping compulsivo, eccessi nel rapporto con il cibo e nella vita sessuale: queste le compulsioni riscontrate in una percentuale di circa il 10% dei pazienti. Ricerche effettuate presso il Centro Parkinson degli ICP di Milano mostrano chiaramente che il gioco d’azzardo e’ associato ad una eccessiva stimolazione indotta dai farmaci antiparkinson dell’emisfero cerebrale di destra, quello della “creativita’”. E’ compito del neurologo individuare i soggetti a rischio e di prevenire lo svilupparsi di questi comportamenti approfondendo i tratti comportamentali che possono portare poi allo sviluppo di disturbi dell’autocontrollo. Senza dimenticare che esistono anche percorsi di sostegno psicologico sia per i pazienti che per i loro familiari. Sul fronte della ricerca, l’uso di cellule staminali per la cura della malattia di Parkinson puo’ aprire la strada a nuove terapie da affiancare al tradizionale trattamento farmacologico dei pazienti. “La speranza del futuro sono le cellule staminali: cellule staminali adulte della stessa persona possono infatti andare a rigenerare i neuroni morti – conferma Gianni Pezzoli, Presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP) e della Fondazione Grigioni, Direttore del Centro Parkinson degli Istituti clinici di Perfezionamento di Milano. “Sulla scia di quanto accade gia’ in altri Paesi, anche in Italia sono state avviate delle sperimentazioni su pazienti, non riconosciute pero’ dalla scienza ufficiale”. La Fondazione Grigioni, insieme all’Associazione Italiana Parkinson, ha condotto una ricerca innovativa per lo studio della malattia. Spiega Vania Broccoli, Istituto di Ricerca per le Cellule Staminali del San Raffaele di Milano: “Oggi si e’ aperto un nuovo filone di ricerca grazie alla generazione di una nuova classe di cellule staminali chiamate iPS. La ricerca – aggiunge Broccoli – ha dimostrato la possibilita’ di derivare cellule umane iPS staminali per generare neuroni dopaminergici per i trapianti. Prossimo traguardo sara’ verificare che le cellule umane iPS abbiano simili capacita’”. Tra le novita’ del 31? appuntamento con il Congresso nazionale, anche la presentazione di alcune attivita’ editoriali: la

     

    da:agi

    VEDERE FILM GRATIS SU INTERNET

     

     

    Per tutti coloro che amano fare una scorpacciata di film…questo sito fa al caso vostro.

    VEDOGRATIS—>http://www.vedogratis.com/film/

    Cosa è vedogratis.com:

    vedogratis.com è un contenitore di collegamenti (link) che portano ad altri siti web esterni di video in streaming (non di nostra responsabilita’) quali Megavideo.com, Veoh.com, Zipd.to, YouTube.com, ecc.. Leggi qui per capire meglio

    Tutti i link dei film in streaming che sono presenti sul nostro sito web vengono cercati sui siti di hosting proprietari (megavideo.com, ecc..) e tramite motori di ricerca come ad esempio Google, vengono quindi raccolti liberamente dalla rete internet, classificati e linkati con locandina per voi, con approfondimenti consigli per la visione e tanto altro.

    Su vedogratis.com anche tu puoi condividere i link da te trovati, basta registrarsi sul Forum, ed
    entrare a far parte della Comunity

     

    Devo pagare qualcosa per vedere i film?

    No non devi pagare niente di niente, vedogratis.com e’ un sito completamente gratuito, tenendo fede al proprio nome. A conferma di ciò, si ricorda che non incita e/o tenta di convincere in nessun modo a fare account a pagamento (abbonamento) per i siti di streaming esterni quale megavideo.com, ecc.., anzi, propone vari tipi di soluzioni alternative per aggirare i problemi e guide per meglio comprenderli, inoltre anche con le soluzioni che implicano l’uso di software, lo fa suggerendo l’uso di programmi completamente gratuiti e non a pagamento.

    come piegare le magliatte in 2 secondi

     

    fatemi sapere i vostri risultati.

    Tutte le essenze del mondo a portata di clic

     

    TOKYO 
    Arriva dal Giappone la prima enciclopedia dell’olfatto creata online, con tanto di mappa per rintracciare i luoghi d’origine. 

    Il progetto è stato battezzato “Nioi-bu” (“Club degli odori”) ed è nato lo scorso dicembre dall’idea di una piccola web company nipponica. L’obiettivo è semplice: catalogare tutti gli odori – anche i meno gradevoli – che si possono trovare in giro per il mondo e condividere il tutto in una community online di appassionati «annusatori» (così si sono autodefiniti gli utenti a caccia di fragranze registratisi su nioibu.com) che danno il contributo alla ricerca con grande determinazione e volontà. Al momento in archivio sono presenti 178 odori, da 67 luoghi diversi, tra i quali spicca la fragranza di una storica farmacia di Firenze, che sono il frutto del lavoro di un totale di 215 iscritti. 

    Il sito fornisce un catalogo in continuo aggiornamento degli odori annusati ovunque, divisi a seconda della stagione, del Paese o del tipo di essenza, classificata nei minimi particolari anche ricorrendo a colorite descrizioni che scatenano la fantasia: dal «vapore che esce da un fornello di cottura di riso» alle «calze usate in estate». Oppure il fantomatico «odore tostato di sterco di vacca» collegato a Fujisawa City, appena a sud-ovest di Tokyo, mentre a Kamakura, nel Giappone orientale, c’è la descrizione di «gatti con alitosi». Da Parigi vi è un «profumo di sapone di verbena in prossimità di un monastero» e dalla Thailandia, dall’antica capitale Ayuthaya, un mix di «incenso, erba, sporco e cani selvatici».

    «Tutto quello che manca sul web è la funzione del profumo», ha spiegato Kayo Matsubara, portavoce di Kayac, società promotrice del singolare progetto, che per ora si limita alla descrizione. «Questa – ha aggiunto – è la nostra prossima sfida». La localizzazione è possibile grazie all’utilizzo del servizio Google Maps, che permette la creazione di mappe personalizzate e di condividerle con altri utenti. Tra le fragranze europee spicca, per i particolari apprezzamenti, quella riconducibile alla storica farmacia di Santa Maria Novella a Firenze: «concentrazione di livello medio, non legata – si legge sul sito – a una particolare stagione. Una fragranza ricca e rilassante, acquistabile anche in Giappone, ma decisamente cara».

    da:la stampa

    Record per i farmaci oppiacei

     

    Primo posto per la Toscana nel quadro nazionale per la spesa e il consumo di farmaci oppiacei contro il dolore.  L’assessore regionale per il diritto alla salute Enrico Rossi ha ricordato il primato all’inaugurazione della nuova sede regionale del Tribunale dei diritti del malato e alla presentazione del Premio Nazionale Nottola-Mario Luzi sul tema “Dolore non necessario”.

    La Toscana infatti nel 2007 ha speso 2426,46 euro ogni 1000 abitanti contro la media italiana di 1212,96 euro. I reparti ospedalieri che fanno maggiormente ricorso a questo tipo di farmaci sono la Medicina generale, l’Anestesia, la Chirurgia, l’Ortopedia e traumatologia, l’Oncologia e la Medicina e Chirurgia di accettazione e urgenza, cioè il Pronto Soccorso.

    Il consumo è comunque molto controllato, tant’è vero che la Toscana si aggiudica anche un altro record, quello dellafarmacovigilanza, cioè la segnalazione delle reazioni avverse ai farmaci: la nostra regione infatti conta 480,73 segnalazioni per milione di abitanti, superando così abbondantemente lo standard di 300 segnalazioni per milione di abitanti indicato dall’OMS.

    “Il sistema sanitario toscano – ha detto l’assessore Enrico Rossi – ha fatto della lotta al dolore un’attività di primaria importanza. Tra i nostri obiettivi quello di estendere a tutti i reparti ospedalieri, Pronto soccorso compresi, la valutazione del dolore attraversomisurazioni sistematiche, l’attuazione di programmi di formazione e informazione dedicati agli operatori sanitari e ai cittadini e l’aumento del consumi di farmaci oppioidi, un terreno su cui, come ci indicano i dati, abbiamo già ottenuto risultati di rilievo. Abbiamo adottato il Manifesto etico contro il dolore non necessario e vogliamo che rappresenti un riferimento costante per tutti i servizi”.

    da:il report

    SOFTWARE TELEFONINI NUOVE ARMI CONTRO CANCRO

    ROMA – Che cosa hanno in comune un telefonino e una miscela di farmaci antitumorali? In apparenza nulla. Ma se in futuro le terapie per bloccare la crescita delle cellule del cancro risulteranno più efficaci, bisognerà forse ringraziare chi ha ideato il linguaggio matematico che fa funzionare telefonini cellulari e computer.

    La nuova frontiera dell’applicazione alla medicina di modelli logico-matematici presi in prestito dall’informatica è esplorata al Burnham Institute di San Diego, in California, da un team guidato dal medico italiano Giovanni Paternostro, che è riuscito ad ottenere risultati significativi proprio per la scelta dei farmaci chemioterapici.

    Il problema di partenza, come spiega un articolo pubblicato sulla rivista online “Plos Computational Biology”, è molto semplice : nella terapia farmacologica per aggredire le cellule tumorali la difficoltà maggiore sta nello scegliere quale sia la combinazione più efficace in un paniere molto ampio di farmaci.

    Ad esempio , se bisogna individuare un “cocktail” di sei farmaci tra un gruppo di cento, somministrati a tre diversi dosaggi, si arriva a un numero “mostre” di combinazioni, pari a 10 elevato alla undicesima potenza: scegliere quale sia la miscela vincente diventa più difficile che trovare il tradizionale ago nel pagliaio. Il problema non è puramente teorico: tra migliaia di combinazioni di farmaci, alcune possono essere totalmente inefficaci, altre persino controproducenti, altre ancora risolutive.

    Insomma si tratta di scegliere tra la vita e la morte. L’idea di trasportare alla medicina i modelli matematici è venuta al dottor Paternostro durante l’incontro con l’ingegnere informatico italo-americano Andrew Viterbi (un ebreo rifugiatosi con la famiglia negli Stati Uniti all’epoca delle leggi razziali, oggi membro della prestigiosa Accademia nazionale delle scienze americana, alla quale solo i migliori scienziati americani sono invitati a far parte), inventore di un algoritmo utilizzato nella programmazione dei telefonini. Insieme a Viterbi, è stato deciso di applicare un algoritmo chiamato “stack sequential”, utilizzato per la decodifica dei segnali digitali. Il modello matematico è servito per studiare gli effetti delle combinazioni di farmaci nell’uccisione selettiva delle cellule del cancro.

    Un altro studio ha riguardato gli effetti dei cocktail farmacologici nel contrastare l’invecchiamento della Drosophila, il comune moscerino della frutta. In quest’ultimo caso, l’estreme brevità della vita media dell’insetto (alcune settimane), permette di misurare praticamente in tempo reale la reazione dell’organismo ai farmaci. In entrambi i casi le combinazioni migliori dei medicinali sono state trovate combinando modelli matematici e test biologici.

    “Il progredire della medicina personalizzata – ha spiegato il dottor Paternostro – rende sempre più urgente la soluzione del problema della ricerca delle combinazioni ottimali di farmaci corrispondenti all’ unicità dei profili genetici e molecolari di ogni paziente. Questo studio è uno dei primi passi in questa direzione”. Insomma , la speranza è che, l’incontro di matematica, genetica e medicina possa produrre nuove armi per la lotta al cancro, ma anche ad altre malattie che richiedono trattamenti farmacologici complessi.

    da:ansa

    A Catania “il laboratorio della morte”

    Il diario shock di un ricercatore universitario ventinovenne deceduto nel 2003 per cancro ai polmoni. Studiava nella facoltà di farmacia di Catania poi sequestrata, tra sostanze killer e fumi nauseabondi: “Sarà la mia tomba”, aveva detto alla fidanzata.

    “Diario shock di un giovane ricercatore universitario deceduto a Catania nel 2003 di cancro ai polmoni. Fa parte dell’inchiesta sul laboratorio di farmacia dell’Universita’ etnea. Docenti, studenti, personale tecnico morirono come mosche: strutture inadeguate, ambienti saturi di sostanze pericolose“. A riferire pagine del diario del ricercatore di 29 anni deceduto Emanuele Patane’ e’ “la Repubblica” che scrive che Emanuele il suo laboratorio “lo chiamava ‘il laboratorio della morte’”.

    A Raffaella, la sua fidanzata, a suo padre Alfredo, lo aveva detto più volte: “Quel laboratorio sara’ anche la mia tomba”. Una stanza di 120 metri quadri, tre porte e tre finestre non apribili, due sole cappe di aspirazione antiche e inadeguate e tutte le sostanze killer, le sue “compagne” di studio e lavoro lasciate li’ sui banconi, nei secchi, in due frigoriferi arrugginiti: acetato d’etile, cloroformio, acetonitrile, diclorometano, metanolo, benzene, con vapori e fumi nauseabondi e reflui smaltiti a mano”.

    Come per “Maria Concetta Sarva’, giovane ricercatrice, entrata in coma mentre era al lavoro e -continua- morta pochi giorni dopo; Agata Annino stroncata da un tumore all’encefalo; Giovanni Gennaro, tecnico di laboratorio, ucciso anche lui da un tumore. E poi quella giovane ricercatrice, al sesto mese di gravidanza, che aveva perso il bambino per mancata ossigenazione. E diagnosi di tumori a raffica: per uno studente, per una docente, per la direttrice della biblioteca, per un collaboratore amministrativo. Fino a quando, nel dicembre 2003, e’ toccato a lui. Ad Emanuele, 29 anni, un ragazzone forte e sportivo, laureato con 110 e lode, idoneo all’esercizio della professione farmaceutica, dottore di ricerca, stroncato in meno di un anno da un tumore al polmone”.

    da:unimagazine

    Catania, strage nell’aula dei veleni A Farmacia morti 15 ricercatori

    La procura indaga, per il 19 dicembre è fissato l’incidente probatorio
    Ma la città, e i suoi poteri forti, tacciono. Silenzio anche dal preside di facoltà

     

    L’ultima è stata una ragazza di 24 anni, della provincia di Ragusa. Quando ha letto sul giornale di quante persone avesse inghiottito quel laboratorio di Farmacia, adesso chiuso su disposizione della magistratura, sua madre ha preso il coraggio a due mani e ha chiamato l’avvocato Santi Terranova. “Anche mia figlia ha studiato in quel posto, per due anni – ha detto in lacrime – si è ammalata e adesso è morta. Aveva solo 24 anni”. 

    E così, il già lungo elenco di vittime del laboratorio dei veleni dove per anni studenti, ricercatori, professori, tecnici e personale amministrativo hanno respirato fumi e maneggiato sostanze altamente tossiche, “in valori superiori di decine e anche di centinaia di volte ai limiti fissati per i siti industriali”, come scrivono i pm, si è ulteriormente allungato: le vittime sono diventate 15, gli ammalati oltre venti. 

    Un numero ancora difficile da definire visto che, oltre alle persone che via via si fanno coraggio e si aggregano a quella sorta di comitato di familiari di vittime del laboratorio di farmacia dell’Università di Catania, che si è radunato attorno all’avvocato Terranova, sono in tanti quelli che negli ultimi giorni hanno telefonato direttamente alla Procura della Repubblica di Catania. E Carla Santocono e Lucio Setola, i due sostituti incaricati della delicata inchiesta dal procuratore Vincenzo D’Agata, si sono ritrovati a parlare con persone ammalate, in stadi più o meno avanzati, che si sono dette disponibili ad aggiungere altri elementi all’inchiesta e a raccontare le loro storie. 

    Storie del tutto simili a quella di Emanuele Patanè, il 29enne ricercatore che prima di morire per un tumore al polmone ha affidato al suo diario il drammatico racconto di quei suoi anni di lavoro in un ambiente killer e dell’ultimo stadio della sua malattia vissuta nell’assoluta indifferenza di quanti, vertici dell’Università e responsabili della Facoltà, ben sapevano non solo del mancato rispetto delle più elementari norme a tutela della salute ma anche della già lunga lista di vittime e di ammalati. Come dicono gli stessi magistrati negli atti dell’indagine che ha già portato al sequestro del laboratorio, e all’invio di otto avvisi di garanzia per disastro ambientale nel troncone d’inchiesta che presto verrà unificato con quello per omicidio colposo plurimo. 

    “La cosa che colpisce moltissimo – osservano in Procura – è la giovane età di gran parte delle vittime: quasi tutti ragazzi tra i venti e i trent’anni”. Che in quel laboratorio si specializzavano o affrontavano le loro esperienze di dottorato o di ricerca. 

    Per il 19 dicembre è già stato fissato l’incidente probatorio per stabilire se le falde acquifere e il terreno circostante il laboratorio di Farmacia siano inquinati dai veleni che, come ha già accertato l’inchiesta, venivano smaltiti dai normali scarichi di lavabi e gabinetti. Poi sarà la volta della penosa quanto delicata sfilata dei testimoni, i familiari delle vittime, ma soprattutto gli ammalati, quelli che ancora lottano contro il male che li ha aggrediti in quelle stanze. E proprio per cristallizzare in questo momento le loro dichiarazioni, certamente decisive per l’accertamento delle responsabilità, l’avvocato Terranova ha chiesto alla Procura un secondo incidente probatorio, che consenta di ascoltare immediatamente le persone ammalate nel timore che non tutte potrebbero essere in grado di affrontare un interrogatorio nei tempi lunghi, previsti dal normale iter delle indagini. 

    Quello che colpisce, ancora una volta, a Catania è il silenzio assoluto che avvolge la vicenda. Con le lacrime agli occhi, i familiari delle vittime dicono di essersi decisi a denunciare solo ora perché sempre dissuasi dal mettersi contro i “poteri forti”, gli studenti in queste settimane sballottati da un plesso all’altro dopo il sequestro dell’edificio, esprimono sgomento. 

    Tacciono ancora i vertici della Facoltà a cominciare dal preside Giuseppe Ronsisvalle. Parla, ieri, per la prima volta il presidente della Regione Raffaele Lombardo che, a Catania per fare il punto sullo stato della sanità siciliana, commenta così la vicenda del laboratorio della morte: “È una vicenda gravissima, che mi ha inquietato ed amareggiato enormemente. Non è che ci vuole la Regione o la polizia che controlli. Ci vuole la coscienza di chi sa e magari chiude un occhio facendo correre un rischio e facendo perdere la vita agli altri, che magari non lo sanno o sono costretti a farlo per ragioni di carriera o addirittura di lavoro e di vita”. 

    da:cataniaoggi

    Farmaci sotto accusa: allarme su quelli “anti-fumo”

    L’ausilio di medicine per sconfiggere il vizio di “Venere” ha rivelato un elevato numero di casi di suicidi

     

    Qualche volta la cura può essere peggiore del male. A non avere una fiducia incondizionata nei farmaci induce quanto sta accadendo con un farmaco anti-fumo che si è scoperto che può portare al suicidio.
    In Gran Bretagna già dieci persone dall’inizio dell’anno hanno messo fine alla propria vita dopo averlo utilizzato. 
    L’allarme, lanciato all’inizio dell’anno dalla Food and Drug Administration, è stato rilanciato dal Daily Mail che cita uno studio del Medicines and Healthcare products Regulatory Agency, (MHRA).

    La Fda, dopo aver autorizzato nel 2006 la commercializzazione del Champix (Vareniclina), aveva diffuso all’inizio di quest’anno un ‘alert’ riguardo “seri sintomi neuropsichiatrici tra cui ideazione suicidaria e suicidio tentato o completo”. 
    Un allarme cui ha fatto eco l’European Medicines Agency che ha imposto alla casa farmaceutica di mettere in evidenza i gravi effetti collaterali nel foglietto illustrativo: “Sono stati segnalati episodi di attacchi di cuore, depressione e rari casi di pensieri suicidari in pazienti che hanno cercato di smettere di fumare con Champix“, si legge nel foglietto. 

    In Italia dal giugno del 2007 è stato inserito dall’Agenzia del Farmaco tra quelli a “monitoraggio intensivo
    “.
    In un rapporto l’Mhra britannica, ha sottolineato come continuino ad arrivare segnalazioni di “effetti collaterali collegati alla vareniclina, soprattutto disturbi psichiatrici“.
    Secondo la Mhra, le persone che in Gran Bretagna hanno riportato effetti collaterali del farmacosono raddoppiate negli ultimi sette mesi: 1.811 a febbraio di quest’anno contro i 3.541 di settembre. 

    da:tamtam